Ciao mondo!!

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logica ferrea logica plastica

Ogni giorno che passo nell’aula studio di viale Ungheria mi viene da ridere/piangere. Entro tranquillo, sitemo tutto, apro il libro ecc ecc. Ok. Momento pausa. Esco all’entrata e mi prendo l’ennesimo caffé della giornata. 
Perfetto. 
Caffè finito. 
Rimango con un bicchierino e un misciacaffè [ha un nome quella roba?] di plastica in mano. Ok, buttiamolo via, no? No. Eh no perché quei geniacci della Net cosa hanno fatto? Hanno messo il bidone per la carta. Quindi io butto sempre le cose di plastica nell’altro sacco. Un sacco nero che non ha un contenuto bene precisato, per la cronaca: ci ho visto di tutto là dentro, anche un camoscio morto. Quindi la mia domanda agli assidui frequentatori di viale Ungheria è: quello è il bidone della plastica? O è un bidone da pizza e fichi? O c’è dentro un Pozzo [inteso come Giampaolo] senza fondo? Viene tutto differenziato dopo [dubito]? O il tutto viene poi suonato dagli Stomp [ http://www.youtube.com/watch?v=Zu15Ou-jKM0  ] ? 
Ma soprattutto: a Gorizia invece? Perché anche là [palazzo Antonini] non c’è scritto un emerito cazzo sui bidoni delle macchinette ed io, si dà il caso, vorrei fare quel po’ di differenziata. Almeno quando posso. 
P.S. premio marketing 3° millennio per chi ha scelto il nome Net ad un’azienda di rifiuti in friuli…
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un mondo pacchiano

Penso che la violenza sia SEMPRE qualcosa di sbagliato. Però ho SEMPRE considerato Berlusconi come il fautore di quello che siamo: un paese allo sbando. Moralmente, politicamente e culturalmente. Il problema della metastasi berlusconiana [perché di questo si tratta] è che colpisce tutto e tutti. Destra, sinistra, acculturati, ignoranti, uomini, donne, bambini, italiani e stranieri.

I gruppi che inneggiano alla violenza contro di lui su Facebook altro non sono che una diretta conseguenza del berlusconismo, della sua pacchianeria, della sua ignoranza, del suo impero fondato grazie ai soldi della banca Rasini, della mancanza di cultura. Colpire un over 70 in volto fa veramente pena. Però la persona Berlsconi da 20 anni sta aiutando questa nazione a dimostrare il peggio di sè. Quindi di cosa ci meravigliamo?

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MARKETING co-MIX [o "surrealtà metafisica al potere" o "libera nos a malo" o "Dio salvi la cultura italiana"]]

Stavo tranquillamente passeggiando per Gorizia oggi quando una vetrina di un negozio chic [di quelli che vendono vestiti per andare in barca, per intenderci] attrae la mia attenzione. Una pubblicità di un pantalone così recitava: "Dio salvi il made in Italy". Mah. Dio salvi il made in Italy? Ma come? Non siamo in un’economia di mercato? A rigor di logica ci sono solo due "entità" che possono salvare il made in Italy: lo Stato e/o il mercato. Appellarsi non più al dio mercato ma al Dio metafisico… beh… significa che siamo un po’ alla frutta. Qua non siamo al livello della blasfemia dei Jeans Jesus di pasoliniana memoria. Qua siamo, se mi si può permettere, regrediti verso una forma di sudditanza psicologica degna del più buio medioevo. Più probabilmente, però, siamo solo dei semplici italiani con una forte mentalità cattolica. Non abbiammo mai amato il liberismo e mai lo ameremo, è troppo spietato, equo e, allo stesso tempo, giustizialista per noi. Siamo troppo abituati a certi privilegi personali per poter dire finalmente sì alla meritocrazia liberale.
Nel frattempo attendiamo chiarificazioni: il papa intercederà presso l’altissimo per salvare il dio mercato? I cattolici capiranno che lo Stato è laico? I cattolici si metteranno a ridere leggendo queste righe o capiranno che la blasfemia va oltre alla presenza del crocefisso nelle scuole?

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Oggetti inutili

L’oggetto più inutile creato da mente umana è anche uno di quelli più inquinanti. L’oggetto inutile in questione avrebbe dovuto andarsene in pensione entro il 2010 qua in Italia. Poi però interviene il governo più cubista del paese più surreale del mondo e l’oggetto in questione rimarrà a farci compagnia minimo per un altro annetto. Di cosa sto parlando? Lui: il mitico, grandioso, lacerabile shopper! Per gli amici borsadiplasticadelcazzoperlaspesa.

Ebbene sì, doppiamente inutile per chi fa la differenziata [perché non si può più riempire con tutte le scovazze del mondo], l’odiosa borsa di plastica [o chi per lei] pianta le unghie e difende a spada tratta la sua stessa esistenza grazie al decreto anticrisi. Almeno così sostiene il supplemento di Altroconsumo dal nome "Soldi & Diritti" di settembre 2009 e alcuni siti internet.

Ecco, nonostante debba rimanere qua ancora per un po’ di tempo, è necessario ricordare questo fondamentale oggetto simbolo dell’inutilità e della demenza umana. Lei, dal costo irrisorio al bancone di 5-10 centesimi, pura fonte di inquinamento e amico fedele della sporcizia cittadina. Lei, che sovente si rompeva provocando le nostre numerose e svariate bestemmie. Lei, amata dai giovani in vacanza. Lei, che qualsiasi persona con un minimo di cervello avrebbe abbandonato in favore di una borsetta di cotone. Lei, simbolo delle compere [traduzione: shopping] e dell’opulenza di generazioni di giovani/vecchi/bambini. Lei, che tutta l’Europa cerca di fermare in favore di oggetti alternativi.

Lei, la nostra odiatissima borsa di plastic[acci]a.

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Luoghi da non frequentare

Ci sono parecchi luoghi che, per il bene di una persona, sarebbe meglio non frequentare. Al primo posto ci sono le farmacie. Ok, pari merito con Ufficio postale e sala d’aspetto del medico di base.

Fatto sta. Il tutto, di solito, inizia a causa di un mio parente. Nonno o mamma che sia non ha importanza. Stavolta causa mamma. Ok. Inforco la bici, scatoletta di uno strano composto omeopatico-vaffanculico in mano e me ne vado nella piazza del paese. LA farmacia, a Mortegliano, è proprio LA farmacia. Nel senso che c’è solo una farmacia a Mortegliano. Ah! Ma il comune non è abbastanza grande per averne due? Beh, certo. Solo che IL farmacista di Mortegliano ha due licenze: una per sè e una per suo figlio. Già qua una persona inizia lo sgranamento di bestemmie dalla varia fattura classica -cane -porco -bestia ecc ecc. Prima di entrare hai già paura: il posto si trova a fianco del municipio. Isolata da tutto il resto. Da quando ci sono entrato la prima volta [4, 5 anni?] il sospetto è sempre quello: che il tempo, in quel luogo dimenticato da Dio e benedetto dalla B****n, sia diverso. O non ci sia. O sia risucchiato da qualche strano apparecchio ultratecnico mangiagatti. Entri e la temperatura è sempre la stessa. Inverno, agosto, pioggia d’autunno, apocalisse. La temperatura è la stessa. Sempre. 20-21°, tasso di umidità costante. Le farmaciste, pure loro, paiono appartenere a un genere di persone diverse e umanamente superiori. Appena ci parli succedono cose incredibili: riescono a dire gruppi consonantici che o non hanno alcun senso o semplicemente non esistono [in italiano]. xfrg, lkjw, nrbx, ppspps e altri suoni che neppure la lingua slovacca riuscirebbe ad immaginare.

Torniamo un attimo indietro. Prima di parlare con queste sirene [non per via della bellezza o della mutazione da pesce ma a causa dei suoni che emettono] c’è il dazio da pagare. In farmacia, infatti, vige la regola che c’è in altri luoghi odiosi: c’è una fila della madonna. Se ti va bene ti vanno via 10/15 minuti di coda. Ed io, da giovane friulano, 10/15 minuti di coda con vecchi che cercano di superarti SEMPRE E COMUNQUE MI MANDANO IN BESTIA. C’è sempre una vecchietta, una a caso, alta 1,50m. Bianca cadavere età 65 anni spesi a pensare e/o dire e/o fare stronzate. Entra 20 secondi dopo di te. La vedi con la coda dell’occhio. Ok, sta guardando le scatole degli abbronzanti. Ti rilassi, è innocua. Poi il tuo cervello riparte: "che cazzo ci fa una 65enne ebete bianca cadaverica davanti agli abbronzanti se siamo in Dicembre inoltrato?" alzi gli occhi e quelladannatatestadicazzo ha già saltato almeno tre posizioni della fila. Ok, seconda rata di bestemmie, stavolta più fantasiose: -verde -Hulk -abominevole. Vi giuro: il mio sogno un giorno è incazzarmi e dire, prima dei 30 anni, a una di queste incivili: "PASSA PURE AVANTI TESTA DI MERDA CHE TANTO IO VIVRO’ COMUNQUE PIU’ A LUNGO DI TE". Ogni tanto qualche maschio friulano ruspante, infatti, le rimanda da dove sono venute a suon di bestemmie e/o insulti.

Ti avvicini al bancone. Mancheranno 5 minuti. Ultimo turno, tocca a te… e arrivano i problemi. Eh, sì. Gli over 60 davanti a te infatti non sono qua per prendersi le loro dannate pastiglie per la pressione. No. DEVONO cercare qualche farmaco assurdo. Qualche "pietra filosofale" prodotta dalla R***e o da qualche altra multinazionale del farmaco. Uno di quei 10 farmaci che mancano alla loro collezione per dire, finalmente "Sìììì, li ho presi tutti!". Ai nipoti i Pokémon, ai nonni i farmaci. Probabilmente poi il farmaco non lo assumono nemmeno, tengono solo la scatola ricordo.

Ok. Ci siamo. Assisti a scene da ignoranza totale tipo questa: http://thetoma.spaces.live.com/blog/cns!B4780D5C494E20C8!1042.entry#comment

E qui la storia si divide:

1) Eccoci. Il tuo turno. Solo. Tiri fuori la scatola magica e pronunci le parole magiche: "buongiorno, avrei bisogno di questo farmaco".
Lei ti guarda. Sorride, benevola. "ah! il fametruxozin [nome inventato]! certo, vado a prenderglielo!"
Scompare dietro un bancone. Ritorna dopo un quarto d’ora, il vestito squarciato dal Predator che tengono in magazzino.
"Ecco a te! sono 28 e 90"
"28 e 90? 28 fottuti e 90 stracazzo di euro per 10 pilloline?"
"eh sì! E ritieniti fortunato che questo è il generico! Quello figo ma uguale costa 10 sacchi in più!"
paghi.
terza rata di bestemmie, fantastiche: -drago -fucsia -pappalardo.
Dio ti fulmina e tu torni dal medico e poi dal farmacista. Circolo vizioso.

2) Eccoci. Il tuo turno. Solo. Tiri fuori la scatola magica e pronunci le parole magiche: "buongiorno, avrei bisogno di questo farmaco".
Lei ti guarda. Sorride, benevola. "ah! il fametruxozin [nome inventato]! certo, ottimo farmaco! Non ne abbiamo!"
"come non ne avete?… ok, d’accordo, quando arriva?"
"ah, oggi che giorno è? 19… sì.. beh, ora i produttori sono in ferie, poi andiamo in ferie noi, poi non so se scoppia la terza guerra mondiale… quindi… metà settembre"
"metà settembre? e mia madre con cosa si cura? i limoni della nonna?"
terza rata di bestemmie, fantastiche: -drago -fucsia -pappalardo.
Dio ti fulmina e tu torni dal medico e poi dal farmacista. Circolo vizioso.

Sarò io sfigato. Fatto sta: odio le farmacie.

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Winwood

Diciamoci la verità: Steve Winwood è un po’ uno sfigato. Non dal punto di vista musicale ma dal punto di vista della storia della musica. Perché, effettivamente, è molto più probabile che in futuro verranno ricordati i suoi grandi amici Clapton e Page, piuttosto che questo talento precoce del blues/rock inglese. Così magari il suo nome non verrà ricordato in eterno ma una cosa è sicura: Gimme Some Lovin è uno dei classici del rock.

Il concerto di ieri sera a Udine è stato piuttosto strano, soprattutto per quanto riguarda strumenti e arrangiamenti: due persone alle percussioni, un chitarrista, un sassofonista/flautista, l’immancabile Hammond. Winwood ha riproposto soprattutto parte del suo "vecchio" repertorio. Dallo Spencer Davis Group I’m a man, dei Traffic ha proposto Pearly QueenLight up or leave me alone e un medley con all’interno The low spark of high heeled boysEmpty pages e il classico Dear Mr. Fantasy. Direttamente dalla sua esperienza dei Blind Faith ha estrapolato Can’t find my way home mentre dal suo repertorio personale ci ha fatto ascoltare Diff lightHungry manDirty city e Forget. Ottimo concerto da parte di un Winwood sempre in gran forma, in grado di entusiasmare sia quando suona il sacro Hammond sia quando si dirige a suonare una sei corde. E quando imbraccia la chitarra pare un Eric Clapton in grado di suonare le tastiere. La voce è quella di sempre, una voce da nero in un corpo da bianco. 
Unico neo dal punto di vista musicale è la mancanza di riff aggressivi con l’Hammond nei pezzi più recenti di Winwood che sembra essersi ritagliato la parte del comprimario per lasciare [troppo] spazio alla chitarra. 
I turnisti che l’accompagnavano erano più che all’altezza, giusto un paio di errorini al flauto traverso ma per il resto entusiasmanti, così come sono stati entusiasmanti i continui e numerosi a solo toccati un po’ a tutti.

Finale in bellezza con la gente che saltava al ritmo di Gimme some lovin

Piccola constatazione: ora d’inizio fissata per le 21 e 15. Ore 21 e 14 e 50 secondi gli artisti si portano sul palco e tempo 30 secondi si inizia con il concerto. Fosse sempre così…

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